D: Zethone, rapper vicentino, molto attivo nel panorama Hip Hop italiano sia con il team Sweet Poison, sia con una delle più importanti riviste Hip Hop italiane: Moodmagazine. Dunque una vita dedicata totalmente all’Hip Hop?

R: Ciao a tutti! Beh, se una cosa la ami davvero, credo sia normale dedicarci gran parte delle proprie forze, no? Ho cominciato ad interessarmi all’hip hop già dalla fine del ’93, ero proprio un ragazzino, affascinato dagli americani che giocavano a basket al campetto e da Willie il Principe di Bel-Air. A Vicenza c’è il Palladium, c’era il grande Ciso…e anche grazie a lui la cosa è andata evolvendosi…Il mio carattere mi ha mostrato che la via più congeniale per me era l’mc’ing (lo ammetto sono abbastanza egocentrico come un po’ tutti noi rappers…eeehhehe). Poi vedi io ho un credo, che finora non ho mai tradito: se le cose non ti stanno bene così come sono, non lamentarti. Fa qualcosa di concreto per cambiarle o migliorarle. E’ così, con questo spirito, che ho allevato Moodmagazine. Per questo motivo, ad esempio, ho inventato la saga di King Of The Ring (la contest di Freestyle). In parte anche per questo che ho deciso di fare un lavoro da solista dopo le mie precedenti esperienze.

D: “Cose dell’altro mondo” nasce dopo 14 anni di esperienza per sottolineare i problemi socio-politici. Quindi un disco pieno di contenuti. Che messaggio hai voluto inviare a chi ti ascolta?

R: Cose Dell’Altro Mondo parla del nostro presente, attraverso la mia esperienza. Che probabilmente non è poi molto differente da quella di – che ne so – Luca di Cagliari o Francesco di Milano o Simone di Roma. Quotidianamente facciamo i conti con il nostro lavoro, le ristrettezze economiche, i problemi di salute, ma anche con le gioie, gli amori, le passioni che ci sostengono. Tutto questo plasma noi stessi e di conseguenza la società che abbiamo intorno. L’umanità si lascia prendere troppo spesso dalle negatività e dai bassi istinti ed è per questo che tutto va a farsi fottere. Raccontarsi ed ammettere errori e conquiste aiuta ad affrontare queste negatività e magari a sconfiggerle. Mi piacerebbe davvero che qualcuno ascoltando il mio disco si sentisse invogliato ad agire nella stessa maniera, riconoscendosi in canzoni come “Lettera ad un fratello”, “La Pienezza del Dragone” o “Street Delirium”. Cose dell’altro mondo è un S.O.S., un diario, una scatola nera di un volo che ancora non è atterrato, uno sfogo. Che ognuno ci veda quello che meglio crede.

D: Sei riuscito a raggiungere gli obiettivi che ti eri prefissato con il tuo primo album?

R: E’ ancora molto presto per dirlo. Di certo è un album molto intimo e personale. Per me, così come per molti altri, scrivere è un’esigenza primaria, una maniera per sfogarsi o per esorcizzare paure, sofferenze, anche la quotidianità. Di conseguenza già riuscire ad incidere questi sentimenti significa affrontarli e migliorarsi. Artisticamente ti rispondo “si”. Cose dell’altro mondo è Zethone al 100%, molto di più rispetto i miei precedenti dischi con MJ12. Se invece per obiettivi intendiamo quelli prettamente “commerciali”, beh i tempi sono quelli che sono. La musica non vende e sembra che la tendenza ora sia addirittura in preoccupante caduta anche per quanto riguarda l’interesse generale, almeno per quanto concerne l’hip hop. Sarebbe inutile fissarsi degli obiettivi. Egocentricamente parlando, vorrei che qualcuno un giorno ricordasse qualche mia canzone, perché magari gli ho lasciato qualcosa…

D: Secondo te pubblicare un disco come il tuo può cambiare qualcosa o serve solo come sfogo a te stesso?

R: Cambiare le cose? In che senso? Guarda, ti faccio un esempio: Gandhi e Martin Luther King erano dei santi in terra e hanno donato tanta luce al mondo. Purtroppo le guerre però esistono ancora, così come la violenza e l’ingiustizia. In India la gente muore ancora per strada e la gente di colore viene ancora trattata diversamente rispetto ai bianchi. Ora che speranza potrei avere io di cambiare qualcosa nella scena hip hop italiana? Mi piacerebbe solo che qualcuno si riconoscesse nei miei pezzi, come ti ho già detto. Il disco era una necessità, dovevo farlo. Sai quante volte mi sono ripetuto allo specchio che lo dovevo a me stesso? E’ stata una prova, un test. C’è chi viaggia in Tibet per riscoprire la propria essenza, io invece l’ho riscoperta durante il viaggio della composizione di Cose Dell’Altro Mondo. Anche il titolo non è a caso…

D: “Riot Rap Guerrilla” che vede la collaborazione di Primo Brown è il primo estratto dall’album. Come è nata l’idea di fare un pezzo assieme?

R: Sono sempre stato un grande fan di Primo. Adoro il suo modo di scrivere così passionale, così “non me ne frega un cazzo”. A differenza di molti rappers bravi ma “asettici” lui sa come metterti i brividi. E ci riesce. Ci conosciamo ormai da un bel po’ con tutti i Corve e quando ho avuto l’idea di Riot Rap Guerrila, in testa avevo già ben chiaro che con lui il pezzo sarebbe stato davvero perfetto. Quando ho scritto le prime battute ormai era già certezza. Il mio fratello Penta, con pochissime mie indicazioni ha creato la strumentale, potente e minimal come speravo che fosse. Ho coinvolto anche T-Robb uno dei dj più potenti che abbiamo in Italia a mio avviso. Per questo pezzo volevo un A-Team, una super squadra proprio. Riot è sinonimo di Rivolta, quello che credo serva all’interno dell’hiphop oggi. La Guerrilla rappresenta lo stato di noi artisti underground, impossibilitati a combattere su larga scala, ma costantemente pronti alla schermaglia. Ho raccontato il concept a Primero, poi gli ho fatto sentire il pezzo, e lui mi ha subito risposto entusiasticamente! Ci siamo un po’ divisi i ruoli: io mi sono dedicato di più al contesto sociale del brano, lui a quello musical/business visto che ne ha ormai una certa esperienza ehehe! Poi lui è davvero come un fratello maggiore con me. Mi ha sempre spinto e motivato, mi ha dato i consigli necessari per la mia prima esperienza con un’etichetta discografica, per me è davvero una guida. Per me è stato molto importante avere la sua amicizia e il suo rispetto. Il video poi è stata un’esperienza unica!

D: Per il tuo primo video hai scelto uno dei migliori sceneggiatori italiani, Fabio “Zedd” Cavallo, già noto per i video degli Articolo 31. Come ti sei trovato a lavorare con lui?

R: Zedd è un genio. Ci siamo conosciuti a casa sua a Parma lo scorso Ferragosto tramite amici comuni (i miei fratelli Deepemilia) e subito c’è stato feeling. Condividiamo un sacco di passioni. Con lui lavorare è splendido: in un giorno, nonostante un milione di difficoltà e il tempo incerto, è riuscito a mettere me e Primero davanti l’obiettivo di Michele Coser, a condensare le idee, a mettere d’accordo tutta la mia crew e anche il gruppo di soft air (i Gladiatori, super props!), con una naturalezza incredibile, senza mai alzare la voce o arrabbiarsi. Io e Primo avevamo il fango anche nelle mutande e in più faceva un freddo bastardo. Io avevo proposto a Zedd l’idea di “rifare” il film The Predator, in quanto metefora del male della società, invisibile e in agguato ovunque. Quel cane del Predator insomma. Lui, che peraltro è un cultore di cinema d’azione (e anche di B-Movies!), ha subito sceneggiato la mia idea e il risultato è quello che potete vedere. Inoltre Zedd è un ottimo amico. Conosce l’hip hop fin dagli anni 80 e sa cosa vuol dire essere artisti indipendenti. Probabilmente gireremo il seguito, e forse io e Primo combineremo qualcosa con lui anche cinematograficamente parlando. E saranno grandi risate penso. Chissà, magari diventerà il nuovo Michael Bay…o forse il nuovo Tarantino?

D: In questi anni avrai avuto modo di capire come funziona il panorama Hip Hop italiano. Che idea ti sei fatto?

R: Avrei 100 milioni di dollari in tasca se sapessi la risposta. L’hip hop è fatto di persone ottime e individui spregevoli, oltre alle ovvie vie di mezzo. Come in tutte le cose. Ho conosciuto tanta gente, dalle prime jam di metà anni ‘90 ai live coi vecchi gruppi Majestic 12 e The EXP Team. Sai, a volte mi vergogno. Alcuni amici rockers che conoscono un po’ l’ambiente hiphop mi dicono: “..ma com’è che tra di voi che vi chiamate FRATELLI, vi sputtanate sempre e non fate altro che insultarvi l’un l’altro?!?” Tu cosa risponderesti ad una domanda del genere? L’hip hop italiano ha grandi potenzialità, me ne sono reso conto in tutti questi anni con Moodmagazine, ho potuto ascoltare centinaia di dischi. Come in ogni cosa c’è del classismo, dell’ipocrisia, della superficialità. Ma dove non ci sono queste cose? Io mi auguro personalmente di vedere sempre meno ATTEGGIATI (e ATTEGGIAMENTI) e più sano divertimento. Alle jam ci si va per divertirsi, non per starsene a braccia conserte a rompere i coglioni su tutto.

D: Ed ora in conclusione il consueto spazio libero che puoi utilizzare per parlare di ciò che vuoi e/o per mandare un messaggio a chi sta leggendo questa intervista.

R: Ti ringrazio per l’intervista e saluto tutti quelli che leggeranno queste nostra parole. Mi auguro che l’hip hop possa superare quest’ennesima crisi, che non ho ancora capito se è generalizzata o meno…Saluto tutte le persone che hanno collaborato all’interno di Cose Dell’Altro Mondo, in primis Amon e Inkubesh che hanno prodotto le strumentali del mio progetto, Penta (Protocollo Zero) che ha mixato l’intero disco e Kina Design per le grafiche. Se volete ci si vedrà in giro per le varie jam, stiamo portando in giro il disco con tutta la squadra e spesso anche con Primero. Per il resto buona vita a tutti! E occhio alla mossa Kansas City…

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