Intervista a Pula +

Inserita da il 02 mar 2013

1) Ciao Pula+, il tuo disco è uscito da poco e sta avendo dei buoni riscontri. La scena inizia
sempre più a interessarsi al tuo progetto, a te continua a non fregartene niente “di niente e di
nessuno”?

Se il concetto è stato vincente non lo cambio, non mi conviene. Diciamo che la gente sta
apprezzando la dose di libertà che mi sono concesso in questo disco e soprattutto forse ho riempito
quel vuoto che si era creato nella scena, il vuoto dei sentimenti. La maggior parte degli artisti al
giorno d’oggi è più attenta alla facciata, io volevo tirare fuori qualcosa da dentro. Lo dice la frase
stessa, per tirare fuori qualcosa prima deve essere dentro. Non puoi tirare fuori qualcosa da fuori.
Sono contento che la gente stia apprezzando la mia storia, perché non è altro che la mia storia.

2) Il disco alterna canzoni più arrabbiate e brani più intimisti… raccontaci delle diverse
personalità di Pula+.

Non credo si parli di personalità, più che altro qua si parla di giorni, di vita che cambia.
Scrivere quelle canzoni è stato come segnare ogni giorno cosa accadeva intorno a me e dentro di
me. Come quando da bambino ogni settimana segni sul muro quanto sei alto.

Poi a me non piacciono i dischi monocordi, monotematici. Per me un album è un recipiente di
diverse atmosfere. È come aprire il frigo, trovi di tutto dentro. A volte anche cose scadute, cose che
fanno schifo, cose che non ricordi neanche di aver messo in frigo. Ma non solo, puoi trovarci una
mela sana, fresca e pronta da mangiare, puoi trovarci una bottiglia di vino.

Mi piace questo paragone, mi è venuto ora! Diciamo che per me è stato come aprire il frigo.

3) Il singolo “Uomini a metà” ha parole veramente personali e sentite, in cui riesci a disegnare
dei piccoli ritratti di situazioni comuni a molte persone. Soprattutto mi ha colpito questa frase: “E
io sono nell’età peggiore, dove chi sta fermo invecchia e chi si muove muore / ma non voglio far la
fine del fallito pensatore, ho ancora da sbagliare, da far battere il cuore”. Com’è avere trent’anni
in Italia oggi?

Ti ringrazio per aver colto quella frase, trovo anche io che sia una chiave del pezzo e forse
dell’album intero. Avere trent’anni oggi in Italia significa dover fare i conti con i sogni che avevi e
quello che puoi fare nel tuo presente.

Abbiamo la voglia ma ci manca la fame, quella fame che portava i nostri genitori a cambiare città,
emigrare, rischiare, sperimentare. Abbiamo tanti input ma nulla di concreto, è molto difficile
costruire al giorno d’oggi. E una volta costruito è molto difficile crederci, perché passa sempre
qualcuno a dirti “Hey, sei sicuro di quello che hai costruito?” Siamo in un eterno lunapark, ma sai
come funziona nei lunapark, le giostre sono belle solo fuori. Quando ci entri dopo due minuti già ti
sei stufato.

4) A Torino “Mi prendo Giallo” significa “Prendersi male”… cosa ti fa prendere giallo quando
leggi il giornale o guardi la tv?

Non guardo la tv se non per addormentarmi a volte. Leggo i giornali, leggo i siti, quello che
mi angoscia è il controllo totale delle informazioni, mi angoscia dover vedere la pubblicità del
detersivo prima di una notizia tremenda. Mi angoscia il cinismo che regna oggi.

Mi fa paura, sembra che le emozioni abbiano un tempo ben preciso, anche in tv è così. Ti devi
emozionare solo durante la notizia, poi arriva la pubblicità che ti vuole pronto a sorridere e a
spendere soldi. Io trovo che il cinismo sia il nostro nemico più grande.

In ogni caso la mia angoscia è più interiore, trovo che sia più generazionale che riferita ad
avvenimenti precisi. Guarda che siamo dei soldati, fidati! Siamo in guerra e neanche lo sappiamo.

5) “Solo io” è una delle migliori canzoni dell’album e si discosta molto dal classico sound rap… so
che suoni anche la chitarra. Hai intenzione di cambiare genere in futuro e darti al cantautorato o al rock in senso stretto?

Mi piacerebbe risponderti in una maniera più complessa, ma la risposta è facile: non mi
dispiacerebbe affatto, ma non decido queste cose, mi lascio trasportare. Vedremo, di sicuro posso
dirti che amo la musica.

6)In “Nervoso” canti: “l’industria cerca un personaggio / qua c’è il pagliaccio che fa ridere mentre io
piango”. Ti senti un outsider nel panorama della musica italiana?

Un mezzo outsider. Non potrei essere un outsider se non seguissi la scena, di conseguenza seguendola mi ci
sento anche parte. Diciamo che faccio sempre in modo che la musica mi esca da dentro, per cui viene fuori
quella che è la mia personalità, e in questo non potrò mai essere uguale ad altri, come tutti!

Ognuno di noi ha una personalità unica e irripetibile.

7) Nel disco si sente che sono moltissime le tue influenze musicali al di fuori del rap. Vogliamo sapere quali
sono stati i tuoi ascolti di gioventù e cosa proprio non sei mai riuscito ad ascoltare.

Non ascolto il metal progressive, il metal tecnico, non mi piace la musica da segaioli infognati con i
tecnicismi. Anche nel rap, non ho mai seguito un mc solo per il suo flow, come non godo a sentire la musica
minimale, salvo rare eccezioni.

Non amo la musica di plastica, preconfezionata, non amo la musica priva di coraggio. Non amo le
ripetizioni, non amo il pop italiano. Mi piace tutta la musica sudata, fatta con il cuore, quella che puzza,
che rimane. Mi piace quando oltre alla musica esce fuori anche la personalità di chi la fa, mi piacciono i
personaggi. Per me un buon cantante deve lasciare il suo messaggio anche solo con la sua faccia in un poster.
Mi piacciono le grandi immagini, le icone, i rivoluzionari.

Non mi piace la musica a scadenza, non amo quando una canzone è troppo legata ad un momento storico,
mi piace immaginare le canzoni come belle foto. Una bella foto deve essere bella sempre.

8) In “Briciole” fai un ritratto disilluso e malinconico di questa generazione: “Qualcuno ci salvi da questo
calore / ragazzi con il culo caldo moriremo tutti di sudore”. Si stava meglio quando si stava peggio? Cos’è che non sopporti dei ventenni di oggi?

Non sopporto il loro guardare fuori dalla finestra e dire “è tutta una merda”. È troppo facile, siamo una generazione ingabbiata nella tristezza di mille (finte) comodità. Vorrei giovani più coraggiosi, che la smettano di dare colpa al governo, ai genitori, alla società e via dicendo. È vero, ognuno ha le sue colpe, ma un giovane deve essere un carro armato, il carro armato non guarda in faccia a nessuno. Dobbiamo smetterla di distruggere tutto ancora prima di costruirlo. I ragazzi di oggi non capiscono che qua si sta parlando delle loro vite, non di quelle di altri.

9) “Superman” parla di un tema di forte attualità come la cocaina. Raccontaci perché hai voluto parlarne in una tua canzone e cosa ti ha più colpito di questi “Supermen”.

Credimi, erano anni che volevo fare un pezzo sulla droga, ma avevo troppa paura di cadere in facili e stupidi moralismi. Io volevo raccontare la droga dagli occhi di un consumatore, perché solo così si può tentare di capire qualcosa in più dei motivi che spingono una persona a fare uso di certe sostanze. Nel pezzo si notano genitori assenti e un ragazzo in preda a manie di onnipotenza, perchè come dicevo prima, in questo mondo sembra che tutto sia a portata di mano. In realtà Superman in mano si trova solo altro.

10) Grazie mille per la disponibilità e raccontaci cosa ti aspetti da questo disco.
Mi aspetto di continuare così, per me la vita, la carriera, la musica è una continuazione. Non ci sono cambiamenti, non ci sono stop. Voglio continuare ad evolvermi e a muovermi, a rotolare come una palla.

Grazie a voi e in bocca al lupo per il lavoro. Ciao!

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